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Laboratori e attività per bambini e adolescenti
- Laboratori creativi (di narrazione, teatrali, musicali e di utilizzo dei materiali)
- Laboratori psicomotori
- Laboratori di gestione delle emozioni e degli impulsi
Laboratori di gioco simbolico - Laboratori linguistici (espressione, lettura e scrittura)
- Laboratori grafo-motori
- Laboratori di gestione delle emozioni e degli impulsi
- Laboratori di potenziamento delle funzioni cognitive
- Laboratori di potenziamento delle abilità scolastiche
- Laboratori sulla formazione dell’autostima
- Screening di valutazione per la scuola dell’infanzia
Dott.ssa Ferrari Roberta
Qual è la mia storia?
Quella di una bambina sensibile e timida, che spontaneamente riusciva a percepire lo stato d’animo delle persone e pronta ad offrire aiuto.
Fin da piccola in mezzo ai bambini seguendo la mamma insegnante di scuola materna; in adolescenza fino al conseguimento della laurea ho lavorato come baby sitter, animatrice ed educatrice di asilo nido. Sono stati anni in cui ho imparato tantissimo del mondo dei bambini, dei loro bisogni e del loro mondo fantastico, ho osservato e percepito anche le difficoltà e le fatiche dei genitori spesso divisi tra lavoro e famiglia con tante speranze e sensi di colpa.
Sempre nel periodo dell’adolescenza ho iniziato il mio percorso di crescita personale, spinta che una forma pesante di allergia ad origine psicosomatica. Ho imparato tecniche di rilassamento, di visualizzazione, praticato yoga per diversi anni, assimilato diverse tecniche di gestione delle emozioni, approfondito la psicologia olistica, aiutato nell’organizzazione e conduzione di gruppo di auto-aiuto per aumentare l’autostima, la consapevolezza e il benessere psico-fisico. Al conseguimento della laurea avevo così già acquisito molta esperienza nell’aiutare le persone nella loro crescita personale.
Considerato che durante la mia crescita personale ho utilizzato principalmente esercizi, tecniche attive e creatività è risultato abbastanza facile capire che il percorso di specializzazione per diventare psicoterapeuta era la scuola di psicodramma. Diplomata con la lode ho proseguito la mia formazione nella psicologia olistica, nella psicopatologia infantile e nella terapia familiare, per cui ad oggi mi posso occupare di età evolutiva, adolescenziale e adulta.
Dalle conoscenze acquisite durante la formazione nasce un approccio che utilizza metodologie teoriche e pratiche finalizzate ad offrire un sostegno concreto, che parte dalla consapevolezza di sé, del messaggio del proprio disagio e arriva a porre modificazioni del proprio atteggiamento, comportamento, stile di pensiero attraverso l’utilizzo di tecniche e strumenti da adottare nel quotidiano.
Sono Roberta Ferrari, psicologa clinica e dell’età evolutiva, psicoterapeuta e psicodrammatista, iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Veneto con il n°3733.
Laureata presso l’Università degli Studi di Padova e specializzata in psicoterapia come psicodrammatista, ho acquisito il Master in tecniche Corporee e di Visualizzazione, il Master in Disturbi di Apprendimento e la formazione personale in psicologia olistica.
Mi occupo di aiutare bambini, adolescenti e persone adulte a ritrovare o scoprire le proprie risorse per star bene e riuscire ad affrontare le proprie difficoltà attraverso colloqui di consulenza e di psicoterapia individuale, di gruppo e familiare.
Membro dell’Associazione Italiana Sindrome della Tourette, specializzata in disturbi dello spettro autistico, disturbo dell’attenzione e iperattività e disturbo oppositivo-provocatorio.
Consulente psicologia per diversi Istituti Comprensivi dove mi occupo di consulenze agli alunni, genitori e insegnanti, di progetti di prevenzione al Bullismo, Affettività e Benessere Scolastico.
Formatrice per insegnanti di Asilo Nido e Scuola dell’Infanzia.
ETA’ EVOLUTIVA
Presso il nostro centro è possibile fare valutazione, diagnosi e trattamento delle seguenti problematiche o disturbi:
- Difficoltà emotive o relazionali
- Ansia, attacchi di panico, fobie, disturbi ossessivi-compulsivi
- Situazioni difficili come elaborazione della separazione dei genitori, lutti, malattie o eventi stressanti
- Difficoltà di separazione, rifiuto scolastico
- Problematiche del sonno ed alimentazione
- Scarsa autostima, eccessiva timidezza, blocchi e disagi
- Enuresi ed encopresi
- Orientamento scolastico
- Problematiche adolescenziali: difficoltà di relazione con i pari, rapporto con i genitori conflittuale, problematiche scolastiche, momento di crisi
- Disturbi psicosomatici
- Difficoltà di apprendimento scolastico (lettura, scrittura, matematica) e disturbi specifici di apprendimento
- Difficoltà di comportamento e condotta (disturbo oppositivo provocatorio, rabbia ed aggressività)
- Disturbo da deficit di attenzione ed iperattività (ADHD)
- Depressione e tristezze
- Disturbo della Tourette e balbuzie
- Disturbi dello spettro autistico
- Ritardo cognitivo
MODALITA’ DI LAVORO
La prima consulenza può essere richiesta dal genitore su consiglio del proprio pediatra, della scuola o su iniziativa personale. Al primo colloquio è preferibile la presenza di entrambe i genitori, senza il minore, così da poter raccogliere alcune informazioni riguardo alla problematica in atto; può essere un momento esaustivo per alcuni consigli o suggerimenti o può essere l’inizio di un percorso di valutazione e trattamento.
La fase di valutazione prevede degli incontri con il bambino con modalità e strumenti adeguati mirati alla valutazione degli aspetti cognitivi, emotivi, relazionali e comportamentali (a seconda della problematica presentata). Gli strumenti utilizzati sono il colloquio clinico, i test psicologici e standardizzati, il gioco e le tecniche attive. Gli incontri necessari per una valutazione vanno da un minimo di tre ad un massimo di sei. Già in questa fase si condividono con il bambino alcune strategie volte al suo benessere globale.
Il colloquio di restituzione è rivolto ai genitori, senza la presenza del minore, per condividere quanto emerso dalla valutazione. Vengono suggerite strategie per affrontare la problematica, concordato evenutali interventi o prese in carico (percorsi di psico-educazione, attività riabilitative, psicoterapia, parent-training).
Il trattamento è personalizzato sui bisogni del bambino o del ragazzo, ed è rivolto al benessere e al miglioramento della qualità della vita del minore nei propri contesti di vita. L’intervento di psicoterapia o attività abilitative può essere individuale, di gruppo, può prevedere il coinvolgimento attivo dei genitori. Con il bambino o con il ragazzo uno dei principali obiettivi è quello di accompagnarlo ad una maggiore consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza, di superare i momenti di difficoltà con strategie e tecniche specifiche. Il genitore viene accolto e ascoltato nel racconto della difficoltà, aiutato a comprendere maggiormente il vissuto emotivo del figlio, guidato nel proprio senso di competenza ad applicare strategie per la gestione della situazione.
COME LAVORO
Dopo diversi anni di esperienza e l’acquisizione di diverse tecniche attraverso l’aggiornamento continuo e costante, nel lavoro con i minori utilizzo diversi approcci a seconda del bisogno del bambino o del ragazzo e della problematica presentata.
Lo strumento per eccellenza con il bambino è il gioco, e in psicoterapia viene utilizzato per far emergere i vissuti emotivi in maniera non “invasiva”, attraverso la comunicazione verbale e non verbale del gioco si può comprendere il funzionamento psichico del bambino. In studio sono presenti materiali ludici come le casette e i personaggi che rappresentano la famiglia, costruzioni, plastilina e giochi da tavolo, la sand play, il teatro e la marionette e molto altro ancora. Un altro importante strumento è l’attività grafica, con matite e colori il bambino può esprimere in modo simbolico quanto sta vivendo a livello emotivo. I test proiettivi e psicodiagnostici utilizzano principalmente queste modalità.
Con il gioco, il disegno, il costruire e le tecniche attive si può lavorare sui sentimenti ed emozioni e portare il bambino a rielaborare quanto succede, ad acquisire tecniche e strategie volte al miglioramento della propria vita in tutti gli ambiti.
ETA’ ADOLESCENZIALE
“Quella fase precaria dell’esistenza che è l’adolescenza, dove l’identità appena abbozzata non si gioca, come nell’adulto, tra ciò che si è e la paura di perdere ciò che si è, ma nel divario ben più drammatico tra il non sapere chi si è e la paura di non riuscire a essere ciò che si sogna.”
Umberto Galimberti
Chi si ritrova a vivere l’adolescenza è perennemente in bilico tra quello che era e quello che vuole diventare.
I ragazzi in questa fase si trovano a vivere il passaggio dall’essere un bambino al diventare adulto. Un momento di continui cambiamenti: cambia il loro corpo, cambia la loro personalità, cambia il loro modo di approcciarsi all’altro. È una continua messa in discussione e ricerca di risposte alla loro domanda: chi sono? Chi diventero?? Come mi vedono gli altri?
Le difficoltà che un ragazzo o una ragazza si trovano a dover affrontare in questa particolare fase della vita possono sfociare in stati di sofferenza, paura e disorientamento. Loro vorrebbero solo smettere di stare male, trovare un po’ di equilibrio ed essere capiti.
Cosa succede ai ragazzi e alle ragazze in questo periodo della vita?
I cambiamenti a cui sono sottoposti, A volte, possono portare gli adolescenti a soffrire di disturbi dell’umore e depressione, scelgono il silenzio e la solitudine, soprattutto in famiglia e a casa. Non si sentono capiti, spesso si sentono diversi, e scaricano la loro frustrazione nel conflitto (“lasciami stare! Non rompere”).
Alcuni si lasciano prendere dallo sconforto, dalla demotivazione, svogliati, spesso di rifugiano nei social o videogiochi, possono avere difficoltà scolastiche sia nell’apprendimento, sia nelle relazioni con gli insegnanti e con i compagni di scuola.
La trasformazione del corpo può far risultare difficile l’accettazione di sé, il non riconoscersi, o il volersi diversi, nasconono così i disturbi legati alla sfera alimentare che possono sfociare nell’uso del cibo come rifugio o nel suo rifiuto (bulimia, anoressia)o sviluppare dei comportamenti ossessivi nei confronti del loro corpo, eccessiva ginnastica, nascondersi in vestiti enormi, esibire il proprio corpo esponendosi a critiche a volte pesanti, o intraprendere comportamenti autolesionisti (il tagliarsi).
Succede che spesso ragazze e ragazzi adolescenti soffrano di disturbi affettivi e non abbiano chiara la loro identità sessuale, colpevolizzandosi come diversi, strani e sbagliati.
Altri cadono in dipendenze, come quella per i videogiochi o l’esperienza in rete che possono portare all’isolamento, al fumo, all’uso e abuso di alcool. Sono vittime di angosce e fobie e soffrono di incubi ricorrenti.
COME SI STRUTTURA L’INTERVENTO
- Il primo colloquio è rivolto ai genitori, che in assenza del figlio, possono esprimer la difficoltà del momento, le loro preoccupazioni e stati d’animo.
- Concordiamo un primo colloquio di conoscenza con il ragazzo/a sa cui generalmente segue un ciclo di colloqui (5 o 6 incontri) da fare con il ragazzo, in caso di necessità di un percorso di psicoterapia si formula la proposta di intervento.
- Dopo avviene il momento di restituzione con i genitori
- Le sedute avvengono solo con il ragazzo e sono a cadenza periodica (una volta la settimana) e durano 50 minuti. Gli incontri periodici con i genitori avvengono solo se funzionali alla terapia, quando c’è il bisogno di restituzione e concordandolo prima con il ragazzo.
PROBLEMATICHE ADOLESCENZIALI
- Problematiche legate alla gestione delle proprie emozioni
- Disturbi del sonno.
- Disturbi legati alla sessualità.
- Depressione e disturbi dell’umore.
- Stati ansiosi, attacchi di panico
- Disturbi ossessivo compulsivi, fobie e paure,
- Eccessiva timidezza, inibizione, bassa autostima
- Disturbi psicosomatici.
- Disturbo post traumatico da stress (successivi a eventi traumatici).
- Disturbi affettivi.
- Autolesionismo.
- Problematiche scolastiche (fobia scolare, dispersione scolastica, abbandono scolastico).
- Difficoltà legate all’ingresso nel mondo del lavoro.
- Conflitti familiari.
- Dipendenze (da videogiochi, fumo e da alcool).
ETA’ ADULTA
Nel corso della nostra esistenza possono accadere eventi che ci mettono a dura prova, momenti evolutivi che ci spingono verso un cambiamento, situazioni che vorremmo cambiare per non sentirsi imprigionati, oppure un desiderio di miglioramento personale.
A volte si sente il desiderio di confrontarsi con un professionista per chiarire la natura di un problema e di ricevere un orientamento e un supporto psicologico per affrontarlo e superarlo.
Quando insorgono problemi psicologici che diventano dei veri e propri disturbi diventa necessario avviare un percorso di psicoterapia, dove per raggiungere lo scopo di migliorare il proprio benessere si ha bisogno di cambiare pensieri, atteggiamenti, abitudini che provocano il disagio stesso.
Gli obiettivi del supporto psicologico o della psicoterapia vengono stabiliti e concordati nella fase inziale del percorso, dopo una valutazione della situazione emotiva della persona.
La psicoterapia offre uno spazio e un tempo unico in cui fermarsi a riflettere e provare ad affrontare sfide, problematiche, forti sofferenze con strategie e consapevolezze diverse.
Il mio approccio consiste nel cercare di individuare e valorizzare nella persona le sue risorse interne, in modo da aiutarla a trovare un equilibrio che sia soddisfacente per la sua vita.
I principali ambiti di intervento sono:
- Depressione e difficoltà legate all’autostima, bassa autoefficacia, insicurezza e timidezza
- Difficoltà di relazione con gli altri e di adattamento all’ambiente (alla quotidianità, vita sociale e lavorativa)
- Elaborazione del lutto e traumi legati ad eventi della vita (disturbo post traumatico da stress)
- Difficoltà legate al ciclo della vita (rottura di legami importanti, cambiamenti lavorativi, pensionamento, menopausa, malattia, periodi di crisi legati alle fasi evolutive dei figli, ecc..)
- Attacchi di panico e disturbi d’ansia
- Dipendenza affettiva
- Fobie, ossessioni e compulsioni
- Disturbi del sonno
- Disturbi di personalità (paronoide, schizoide, schizotipico, borderline, istrionico, narcisistico, antisociale, evitante, dipendente, ossessivo-compulsivo)
- Tecniche di rilassamento, visualizzazioni e training autogeno
IL DISTURBO DI ATTENZIONE E IPERATTIVITA’ ADHD
La sindrome da deficit di attenzione e iperattività è uno dei più comuni disordini dell’Età Evolutiva.
Colpisce circa il 3-5% dei bambini e può persistere anche in età adulta, compromette il funzionamento sociale, scolastico e professionale.
Si denota:
- Deficit di attenzione;
- Attività motoria eccessiva, persistente e continuativa (iperattività);
- Impulsività comportamentale e verbale.
Si osserva in questi bambini che sono sempre indaffarati in qualche attività, non portano a termine quello che stanno facendo perché spesso attratti da altro che cattura la loro attenzione. Sono caratterizzati da un’attività motoria eccessiva, poco inclini all’ascolto, con difficoltà di aspettare, di stare seduti o di avere pazienza, sempre irrequieti e agitati.
L’ADHD consiste in un disordine dello sviluppo neuro psichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato da iperattività, impulsività, incapacità a concentrarsi che si manifesta generalmente prima dei 7 anni d’età.
Sintomi e diagnosi
Secondo il DSM I sintomi chiave di questa condizione sono la disattenzione, l’iperattività e l’impulsività, presenti per almeno 6 mesi e comparsi prima dei sette anni di età.
I bambini con ADHD:
- hanno difficoltà a completare qualsiasi attività che richieda concentrazione
- sembrano non ascoltare nulla di quanto gli viene detto
- sono eccessivamente vivaci, corrono o si arrampicano, saltano sulle sedie
- si distraggono molto facilmente
- parlano in continuazione, rispondendo in modo irruento prima di ascoltare tutta la domanda
- non riescono ad aspettare il proprio turno in coda o in un gruppo di lavoro
- possono manifestare serie difficoltà di apprendimento che rischiano di farli restare indietro rispetto ai compagni di classe, con danni emotivi
Alla sindrome ADHD si può accompagnare, a seconda dei casi, lo sviluppo di altre forme di disagio: ansietà e depressione, disordini comportamentali, difficoltà nell’apprendimento, sviluppo di tic nervosi.
Percorso di valutazione e diagnosi
- Incontro con i genitori: lo scopo del colloquio è di raccogliere le motivazioni per cui si richiede una valutazione o un trattamento, si raccoglie la storia clinica del bambino, i professionisti informano sulla propria modalità di intervento.
- Valutazione e inquadramento diagnostico: si raccolgono le informazioni relative al bambino e al suo comportamento in situazioni diverse, fornite da fonti multiple e diversificate, es. quali genitori e insegnanti.
Le manifestazioni alla base della diagnosi dell’ADHD sono la disattenzione, l’iperattività e l’impulsività. Queste vanno distinte per gravità, intensità e persistenza, dai normali e saltuari episodi di ridotta concentrazione e vivacità fisiologica di molti bambini. I sintomi siano presenti per almeno sei mesi, abbiano fatto la loro comparsa prima dei sette annie si manifestino in più di un contesto di vita del bambino (es. scuola, famiglia e società).
Per effettuare la diagnosi di ADHD, inoltre, è necessario valutare sempre il livello cognitivo del bambino e la sua capacità di comunicare. - Colloquio di restituzione: incontro con i genitori in cui verrà spiegato il quadro emerso, le interpretazioni cliniche dei test, l’eventuale diagnosi, indicazioni per i genitori ed insegnanti ed eventuali proposte di percorso terapeutico.
Terapia e trattamento
Il trattamento per la sindrome da deficit di attenzione e iperattività si svolge su più fronti, coinvolgendo non solo il bambino stesso, ma anche scuola e famiglia.
A seconda della tipologia e della gravità del disturbo si propongono ai genitori dei percorsi diversificati che hanno l’obiettivo di ridurre i comportamenti problema del bambino e a rinforzare i comportamenti positivi. Il bambino successivamente ad un prima trattamento individuale, può essere inserito in percorsi di gruppo.
DIFFICOLTA’ SPECIFICHE DI APPRENDIMENTO
Quando è necessario fare una valutazione delle difficoltà scolastiche?
La motivazione principale per cui si richiede una valutazione degli apprendimenti sono l’emergere di difficoltà scolastiche del figlio/a.
Si possono notare:
- Difficoltà a leggere, scrivere correttamente, compie molti errori ortografici, non si comprende quello che scrive
- Non comprende quello che legge, per cui non risponde correttamente alle domande
- Non riesce a svolgere correttamente calcoli, risolvere problemi, memorizzare le tabelline, fatica a gestire lo spazio nel mettere in colonna i numeri
- Nonostante studi, fatica a memorizzare, esprimere i concetti
- Nonostante l’impegno appare lento ad eseguire, spesso non riesce a finire le cose assegnate,
- Poca attenzione nell’eseguire i compiti.
La valutazione ha lo scopo di andare a comprendere quali sono le difficoltà specifiche al fine di aiutare il bambino nel successo scolastico, offrire ai genitori ed insegnati risposte a dubbi e offrire strategie adeguate per sostenere il figlio/alunno.
La valutazione può far emergere un quadro di difficoltà specifiche di apprendimento, con relativa diagnosi di dislessia, disortografia, discalculia, difficoltà di comprensione del testo scritto. Oppure può far emergere delle fragilità nell’acquisizione dei processi di letto/scrittura o calcolo o in alcune aree come la memoria o l’attenzione o l’aspetto cognitivo, in questo caso di evidenzieranno delle strategie o verranno indicati dei trattamenti specifici per potenziare queste aree.
Percorso di valutazione cognitiva e degli apprendimenti:
- Incontro con i genitori: lo scopo del colloquio è di raccogliere le motivazioni per cui si richiede una valutazione o un trattamento, si raccoglie la storia clinica del bambino, i professionisti informano sulla propria modalità di intervento.
- Valutazione e inquadramento diagnostico: la psicologa si occuperà dell’accoglienza del bambino, indagherà gli aspetti relativi all’attenzione, le capacità di ragionamento, la memoria e lo stato emotivo relativo al vissuto dell’ambiente e delle sue perfomance scolastiche. La logopedista valuterà gli aspetti relativi agli apprendimenti come la lettura, scrittura, calcolo, il linguaggio.
- Colloquio di restituzione: incontro con i genitori in cui verrà spiegato il quadro emerso, le interpretazioni cliniche dei test, l’eventuale diagnosi, indicazioni per i genitori ed insegnanti ed eventuali proposte di training di potenziamento specifici.
Cosa può fare la scuola?
- In caso di diagnosi di DSA, Disturbo Specifico di Apprendimento, le insegnanti possono produrre un PDD, Piano Didattico Individualizzato (legge 170/2010). In questo documento saranno indicati quali sono gli strumenti dispensativi e compesativi di cui può usufruire il bambino e verrà stilata una didattica personalizzata.
- In caso di difficoltà di altro tipo potrà essere utile redarre un documento BES, Bisogni Educativi Speciali, che darà diritto ad un piano didattico personalizzato.
Cosa si può fare per aiutare il bambino per migliorare gli aspetti relativi agli apprendimenti?
Logopedia, per migliorare aspetti relativi al linguaggio o agli apprendimenti (lettura, scrittura, calcolo), percorsi di neuropsicologia per migliorare le capacità di attenzione e memorizzazione, percorsi psicologici per rafforzare l’autostima e corsi sul metodo di studio personalizzato.